L'ESPERIENZA DI STEFANO GUATELLI
  
 

"Per questo servizio ho utilizzato una macchina fotografica digitale. Rivedendo le immagini sul computer, e premendo il tasto "nitidezza" - una normale operazione che non altera la foto - è emerso un alone intorno ai due soggetti. Un evento straordinario? Non sta a me giudicare. Voglio solo testimoniare che non ci sono trucchi".

 

Stefano Guatelli

Agenzia New Press (Milano)

 
 

Le immagini mostrano la stessa fotografia normale (a sinistra) e con l'applicazione di una maggiore nitidezza (a destra).

 
 
 

NOTA DI REDAZIONE. Questa testimonianza è importante perchè sino ad ora non ci risulta che sia mai stato possibile fotografare il flusso energetico di un pranoterapeuta con una macchina fotografica normale, ed in piena luce del giorno. Perchè?

Un po' di storia: il russo Semyon Kirlian mise a punto nel 1967 una particolare apparecchiatura in grado di fotografare il "prana", che lui battezzò "plasma biologico". Il ricercatore capì, infatti, che l'energia emanata dai corpi non coincideva esattamente con l'elettricità anche se aveva molte affinità fisiche con essa.

Con il suo macchinario, battezzato "Kamera Kirlian", riuscì poi a provare che il plasma biologico (o flusso bioenergetico, o prana, o soffio vitale) oltre ad essere caldo aveva due particolari colori: il rosso ed il blu. Oggi si ipotizza che l'energia rossa - rilevata dalla Kirlian - abbia un potere radiante, ossia consenta il passaggio di flusso dal pranoterapeuta alla persona, mentre l'energia blu abbia un potere assorbente e quindi riequilibrante.

Oggi la Kamera Kirlian ed apparecchiature simili, anche se più perfezionate, vengono utilizzate dai pranoterapeuti per dare prova della presenza del fluido nelle loro mani.